PREMESSA - Impostazione Generale.

La via Popilia o Annia

Diciamo subito che non si può parlare di Rizziconi o di qualsiasi altro paese della Piana di Gioia Tauro, senza includerli in un contesto generale che li riguarda tutti.
Le loro origini si possono considerare per molti aspetti simili, a parte quelle di Cittanova e San Ferdinando, come diremo più avanti, di più recente fondazione e Nicotera e Oppido Mamertina che esistevano già.

Intanto incominciamo a dire che in epoca romana (132 d.C.) il territorio di Rizziconi, quando ancora nulla esisteva dell'attuale centro abitato, fu luogo di passaggio della famosa Via Popilia.

Dallo storico greco Strabone, vissuto dal 63 a.C. al 20 d.C. circa, apprendiamo che le città rivierasche della Piana erano soltanto:
Medma ( odierna Rosarno ), Metauria (odierna Gioia Tauro), Tauriana (odierna Taureana) e, forse, qualche altra piccola "statio" a noi ignota. Tali centri abitati si trovavano tutti ubicati sulla strada litoranea magno-greca. Ma già, i Romani avevano abbandonato tale strada (forse perché Medma e Metauria avevano perduto il primiero prestigio o, più verosimilmente, per ragioni logistico¬strategiche) e ne avevano aperto una più interna: la Via Popilia.
Essa era un prolungamento della Via Appia da Capua a Reggio Cal. e che, nel suo ultimo tratto, passava per Vibona (odierna Vibo Valentia), Nicotera , per Scumno o Scummo o Scummia (nei pressi di Rosarno), per Drusium (Drosi), per Decastadium o Decastidium (odierna S. Anna); proseguiva per Seminara, nei pressi dei Piani della Corona. Toccava Solano e poi scendeva verso la fiumara di Favazzina per guadarla presso il passo Tremusa; poi risaliva raggiungendo la “statio ad Mallias” (Melia), tappa importante per la presenza di abbeveratoi per i cavalli.

Nel nostro territorio passava come detto, per Drosi “Drusium” dal greco “dròsos”: rugiada., oggi frazione di Rizziconi, che durante l'Impero Romano era una stazione sulla via Popilia, ossia un Castrum, un accampamento degli antichi eserciti romani. Tale luogo era molto importante, tra l'altro, per l'approviggionamento del sale, alimento abbondante nella "Valle dei Salini" oggi piana di Gioia Tauro.
La strada romana (Via Popilia), dicevamo, passava per Drosi e Scendeva per la odierna “Bellomena o Valleamena”, saliva per la collina detta oggi “Mattarussa”, coincidendo in sostanza con la strada che sulle mappe catastali, foglio 30, è detta “Strada Vicinale Vecchia Posta, Contrada Uliveto” che delimita il confine tra i comuni di Rizziconi e di Gioia Tauro, passando sotto il ponticello della ferrovia a scartamento ridotto, vicino alla stazione ferroviaria di Rizziconi.

 

 

Tale via , direttamente o attraverso una deviazione, interessava sicuramente l’antica Taurentum, oggi Taureana, visto che la città esisteva ed era anche importante come testimoniato dalla Tavola Peutingeriana, di cui si dirà in seguito.
Nel 132 a.C. la magistratura romana autorizzò la costruzione di una strada per congiungere stabilmente Roma con la "civitas foederata Regium", estrema punta della penisola e affacciarsi così sullo stretto di Messina.Il luogo era per Roma di grande importanza strategica visto il continuo belligerare con Cartagine, così come avvenne durante le tre guerre Puniche: ( Iª 264-241 a.C., IIª 218-201 a.C., III ª149-146 a.C. ).

Alcuni affermano che ad iniziare tale opera fu il console Lucio Popillius Laenas e portata a termine dal pretore T. Annius Rufus, motivo per il quale fu chiamata anche via Annia.

 

 

Tale ipotesi è supportata dal cippo miliario recante l'iscrizione: CCLX / T Annius T.F./PR. Rinvenuto nei pressi di Vibo Valentia, in contrada Vaccarizzu di S.Onofrio. Sulla base diquesto nuovo documento si ipotizzò che la via fosse stata iniziata dal console Lucio Popilio, ma ultimata da Annio Rufo, pretore nel 131 e console nel 128.Le principali stazioni indicate nel "Cippo di Polla", partendo da Capua erano: Nuceria, Moranum, Cosentia, Valentia, ad fretum, ad statuam, Regium.
La via consolare univa Capua, dove formava un bivio con la via Appia, a Reggio Calabria. Per duemila anni fu l'unica via di comunicazione possibile. Col tempo e senza manutenzione diventò impraticabile per buona parte dell'anno, contribuendo così a quell'isolamento della Calabria protrattosi fino all'arrivo dei francesi del Murat, nel 1805.

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