STORIA DI RIZZICONI: Pagina 9

Demografia.

 

La popolazione di Rizziconi andò aumentando lentamente. Secondo il Pardi, nel 1276 contava 235 abitanti, molti rispetto a Gioia Tauro che ne contava 22 e pochi rispetto a Drosi che ne contava 715.

Proprio nel periodo della dominazione spagnola, dopo che il " gran capitano" Consalvo di Cordova sconfisse i Francesi lungo le sponde del Petrace, Gioia raggiunse il massimo della popolazione con 1280 abitanti nel 1545, ma essa tornò poi a diminuire di numero sensibilmente per le frequenti incursioni piratesche. 1734 Rizziconi, come tutta la Calabria, passa ai Borboni.
Dal Giustiniani apprendiamo che verso la fine del 1700, cioè dopo il disastroso terremoto del 1783 che causò 43 vittime, la popolazione di Rizziconi ammontava a 700 abitanti circa, 400 anime può dirsi per la popolazione di Drosi,come quella di Gioia Tauro.
Francesco Campennì (Vibo Valentia, 13.7.1972), a proposito di Gioia dice: “Gioia è un’entità feudale autonoma, anticamente limitata ad un oppidum, dotata di una rocca e di mura, comodo approdo naturale e passaggio obbligato di eserciti e mercanti, ma con scarse funzioni di urbanizzazione, con carenza di sacerdoti e con sole 350 anime”. Lo studioso presenta in modo chiaro le problematiche all’origine dell’assenza di incremento demografico nei secoli XVI e XVII, come le incursioni e le
devastazioni operate dai Turchi, nonché una situazione ambientale caratterizzata dalla presenza di zone malsane e paludose, che provocava, specie nei mesi di ottobre e novembre, le “febbri terzane”, caratteristiche del luogo.
A proposito delle incursioni turche, ricordiamo che esse divennero molto frequenti intorno alla metà del 16° secolo, tanto che gli aragonesi, rappresentati dal vicerè Consalvo, su richiesta del consigliere regio Fabrizio Pignatelli, furono costretti a difendere il litorale calabro dagli attacchi dei turchi provenienti dalle coste del'Africa del Nord, realizzando una sistema di avvistamento e di allertamento delle popolazioni, consistente una serie di torri costruite in punti strategici del litorale, come quelle di Bagnara, Taureana e Joppolo.
Il Capialbi ci dice che nel 1835 Rizziconi contava 800 abitanti, Gioia Tauro 464 e Drosi, ormai Frazione di Rizziconi dal 1809, ne contava 203. Oggi (anno 2007) Rizziconi conta 7500 abitanti circa compresi quelli delle sue frazioni: Drosi (circa 1000), Cirello- Cannavà, Spina, Russo e Manduca), mentre Gioia Tauro ne conta circa 20.000.

Feudo sino al 1806, data in cui vennero a cessare i suoi obblighi feudali, Rizziconi divenne Comune nel 1811.

Il suo territorio è Bagnato da tre ruscelli:
Il Pèlissa che sgorga in agro del comune di Taurianova, ma che nei pressi del nostro centro abitato prende il nome di S. Angelo (Probabilmente dal nome dei feudatari “Santangelo”);
il Lavina (così chiamato dall’idraulico Arnot Fiori da Lucca nel 1768), che sgorga nella contrada Vena di Rizziconi ed alimenta il nuovo acquedotto comunale; infine c’è il Drosi ( così anticamente chiamato perché scorre vicino a Drosi, ma che adesso è detto Canciano). Tale ruscello aveva le sue scaturigini nella contrada San Pietro Carbonara di Cittanova, ma che adesso le sue linfe sono quelle modeste di contrada Fego.
Questi tre ruscelli confluiscono sotto la scarpata nord ovest di Rizziconi e danno origine al fiume Budello che altro non è che un fosso che scorre lungo la contrada “Vallomena” di Gioia Tauro e sfocia accanto alla diga foranea sud del Porto della stessa città, riversando in mare ogni genere di rifiuti.
Questi tre ruscelli furono in passato causa di terribili epidemie per Rizziconi, Drosi e Gioia Tauro e ciò fino al 1902, quando con Decreto Reggio si diede inizio alla bonifica del territorio bagnato dal “Budello”. bonifica che terminò nel 1929 con l’arginamento in calcestruzzo del fiume stesso.
Per avere un’idea delle epidemie causate dagli acquitrini del Budello, si riporta quanto scritto in carte angioine del XIII secolo, a proposito di un esercito di re Pietro d' Aragona, che qui “per disagi e per febbri consumavasi come in atroce pestilenza”(da Tuttitalia).
La situazione non era certo migliore nei comuni vicini: a Seminara. per esempio, « a causa della malaria, divenuta di anno in anno più letale», le monache di San Mercurio approfittavano persino della legge che nel 1806 decretava la soppressione della manomorta ecclesiastica, per sollecitare le autorità a chiudere, « per l'insalubrità dell’aria », il loro monastero, e a Rosarno, nell'estate 1807,un battaglione francese perdeva in 14 giorni 60 soldati e doveva rimandarne all'ospedale di Monteleone (ora Vibo Valentia) altri 200, colpiti dall'insidioso nemico. È del 1809 una Memoria Su1l'economia delle acque da ristabilirsi nel Regno di Napoli in cui si dice che “ le pianure di Seminara e di Rosarno sono piene di acque ristagnanti ed hanno laghi micidiali ”.” Le acque stagnanti sono verso il mare specialmente verso Drosi, Gioja e Rosarno. Il Metramo inonda molti terreni. I paesi di cattiva aria sono Terranova, Oppido, Semianara, Varapodi, Gioja, Drosi, Rosarno, San Martino, Radicena. Questi due ultimi lo sono meno. Ne’ luoghi vicino al mare l’aria cattiva è causata dalle acque stagnanti, come anche in Oppido, Seminara, Varapodi, Terranova e Molochio. Aria cattiva perché ne’ paesi verso il centro ha origine dalla macerazione del lino; al che si aggiunge la battitura del medesimo dentro l’abitato, e la morchia de’ trappeti *.


*Giuseppe Maria GALANTI, Giornale di viaggio in Calabria (1792).Edizione critica a cura di Augusto Placanica,
Napoli, Società editrice Napoletana, 1981.

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