STORIA DI RIZZICONI P 10

LE CHIESE (PASSATE E PRESENTI)

Pare che oltre alla chiesa Parrochiale ed alla filiale del SS. Rosario, siano esistite a Rizziconi, prima del terremoto del 1783, altre cinque chiese; troppe se non altro per la constatazione che verso la fine del 1700 Rizziconi poteva raggiungere una popolazione di non più di 700 abitanti. Le 7 chiese che si sono succedute nel tempo, molto probabilmente trattasi di cappelle gentilizie allocate nella Parrochiale. Comunque li elenchiamo qui di seguito, come ci sono state tramandate:
1) - la chiesa di S. Sebastiano.
Sorgeva alla fine Nord di Via Ricasoli, nella zona chiamata “L'orto del Signore'' dove esisteva un convento di Padri Dominicani, il cui Priore, Rev. Vincenzo Piazza, perì sotto le macerie del convento stesso nel terremoto del 1783.

 

 

 

 

 

 

2) La chiesa dell'Immacolata Concezione.
Di questa chiesa non ci è stata tramandata la zona della sua erezione, ma noi pensiamo sorgesse all'inizio di Via Carignano e di Via Rattazzi, forse distrutta da altro evento tellurico molto prima del 1783. In tale chiesa officiava una confraternita di laici dalla quale, pensiamo, sia derivata l'odierna arciconfraternita del SS. Rosario;

 

 

 

3)La chiesa di S. Nicola che, dicesi, edificata alla fine di Via S.Nicola con I'inizio di Contrada "Riganati", là dove ora sorgono le due palazzine dell'Ente Case Popolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

4) - la chiesa della Madonna delle Grazie che sorgeva nel ''Largo Cruci"cosi chiamato perchè, dopo la scomparsa della chiesa (eretta nel 1539 e di jus patronato del Comune), era stato eretto il vecchio Calvario.

 

 

 

 

 

5)-La chiesa del Crocefisso, ubicata nella località di tal nome e anche "Marinella.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa Matrice

La chiesa Parrocchiale, dedicata al Patrono S. Teodoro Martire, è la più antica.
Noi opiniamo che essa sia stata edificata, su terreno concesso dai feudatari del tempo, nella stessa epoca della fondazione di Rizziconi, cioè dopo l’anno 951, ad opera dei monaci Basiliani scampati alla distruzione dell'antica Tauriana.
Sicuramente, la chiesa fu riedificata svariate volte, pensiamo sempre nello stesso luogo e, forse, sulle stesse fondamenta, a cause dei ripetuti terremoti che interessarono la Piana di Gioia Tauro, nei secoli successive (vedi pagina terremoti), fino alla sua distruzione completa causata dal sisma del 1783.

La notizia più antica sulla parrocchia di S. Teodoro ce la fornisce Domenico Vendola ( op. cit.) e riguarda la decima di Tari 1 e grana 15 che nel 1324 il ''presbiter Andreas Cappellanus ecclesie S. Theodori'' pagava alla Curia.

Altre notizie antiche sulla Parrocchla di S. Teodoro ce le fornisce Padre Russo:
La prima è del 6. 10. 1498 e riguarda un ordine al vescovo di Tropea affinchè nominasse Giovanni Francisco de Amato per provvedere '' de canonicato et prebende parochiali ecclesia S. Theodori de Casali Risicutis'' (Rizziconi);
La seconda è del 3.11.1547 e riguarda la nomina di Scipione D'Amato di Amantea ''providetur de parochialis ecclesia S.Isidori,Casalis Rizzigoni'' vacante per le dimissioni di Francesco D'Amato;
La terza è del 28.6.1559 e riguarda la nomina di Alfonso di Gaeta ''de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Risigono'' che succede ad Albensius lnglesius;
La quarta è del 12.2.1561 e riguarda l'attribuzione di una pensione di 30 ducati d'oro annui : "super fructibus parochiali ecclesie S.Theodori,Casalis Ricinoni"al chierico Fiorentino Matheus Iuntius;
La quinta è del 31.10.1654 : riguarda la nomina di ''Iacobo Romano provideteur de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Rizziconi" vacante per la more di Filippo Rocca.

La chiesa Matrice, fino al 1850, era ad una sola navata a forma di croce Latina, ma il numero degli altari era uguale a quello di adesso. In seguito vennero costruite le due piccole navate laterali ad opera della Ditta Toscano da Radicena (odierna Taurianova), ma rimasero rustiche fino al 1859 perchè subito presentarono delle crepe ed infiltrazioni di pioggia da renderle inagibili.
Per la qualcosa e dietro suggerimento di esperti architetti, si provvide ad un progetto per i lavori di risanamento e rifinitura; progetto appaltato e portato a compimento dalla Ditta Francesco Santoro da Palmi, così come appare adesso (sono visibilissime le sbarre di ferro all'interno delle navate nonchè i grossl bulloni dei muri esterni che legano questi ai muri portanti della navata centrale).
Quindi, i quattro altari della navata centrale, cioè, quello delta B.V. del SS Rosario, quello della Madonna Addolorata (a sinistra di chi entra in chiesa), quello della Madonna del Carmine e quello di S. Giuseppe (a destra di chi entra in chiesa), con i rispettivi quadri (eccetto per il quadro di S. Giuseppe, che venne appeso alla parete destra dell'altare maggiore e sostituito con la statua del Santo, opera lignea del bravo scultore da Serra S. Bruno, Sig.Vincenzo Scrivo), vennero sistemate nelle navate laterali.

Gli affreschi, che adornano i muri laterali della navata centrale, sia con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che con figure di Santi (Morte di S.Francesco d'Assisi ; S. Agata; Martirio di S. Alessandro sono opera di un certo Sig. Vallone, pittore di Vibo Valentia.


Le pitture della cupola centrale (Dottori della Chiesa) nonchè gli affreschi delle volte dell'altare maggior(Gesù che edifica la Chiesa in Pietro), dell'altare del Crocefisso (La more di Abele) e dell'altare della Madonna delle Grazie (Annunciazione), sono più antiche (commissionate queste dal Sig. Zumpano) e sono opera del pittore, Sig. Nicola Valentino (vedi pagina personaggi ), rizziconese per adozione, giacchè trasferitosi e sposatosi a R|zziconi nel 1887. Dello stesso Valentino sono anche le due statue in gesso dei Santi Pietro e Paolo, poste sul cornicione della navata centrale, a destra e a sinistra dell'arcata della stessa. Mentre, la statua in gesso della Madonna Immacolata, posta sulla facciata principale delta chiesa stessa,è opera dello scultore rizziconese, Prof Nandino Iacopino, che la compose verso il 1945; come pure la statua del Sacro Cuore di Gesù posta sulla facciata laterale prospiciente la Piazzetta Vittorio Emanuele II, cosi come adesso (eccetto per l'intonaco ed il tetto rifatti negli anni '90 del secolo scorso e per l'orologio che venne spostato dal frontespizio del campanile a quello della chiesa annessa ), venne riedificato di sana pianta negli anni 1838 e seguenti, giusto quanta afferma il Parroco Cangemi nel suo manoscritto più volte citato.
Lo stesso Parroco ci informa che la parte superiore del campanile (la cupola) rimase incompiuta fino ai suoi tempi (1859-1908), mentre si preferì coprirla con trave di legno e tegole d'argilla; ma, anche oggi il campanile, privo della cupola allora progettata resulta opera incompiuta.
Ovviamente, anche in precedenza la chiesa era dotata di un campanile, ma, naturalmente, esse seguì le sorti della chiesa nelle varie catastrofi telluriche.
Nel 1700, per esempio (degli anni precedenti non possiamo trattare per mancanza di notizie), esisteva già un campanile, dato che, il 6.10.1770, l'allora parroco Giuseppe Cordiano stipulava un contratto notarile, presso il notaio Damiano Affilastro di Rizziconi, col fonditore di campane,Geronimo Olita da Vignola (oggi Pignola in provincia di Matera) per commissionare tre campane (1a grande di 6 ''Cantaja'', la ''mezzana" di 3 e la piccola di 1,5) che il fonditore doveva consegnare entro novembre dello stesso anno. Certamente, il ''Flagello'' del 1783 come non risparmiò la chiesa (anche il parroco Cordiano perì sotto le macerie) così non risparmiò il campanile annesso e le relative campane che, fuse appena 13 anni prima andarono in pezzi; tanto è vero che il 21. 3. 1784, con i resti delle tre campane e con altro metallo fornito dal nuovo parroco Ambrogio Buccafurni si provvide a fondere altre tre campane: commissionare al fonditore Paolo Olita (forse figlio del precedence Geronimo), con atto stilato dallo stesso Notaio.
Le tre campane (1a grande di 7 ''cantaja"circa, la media di 3,5 circa e la piccolo di 2 circa) da sistemare sul nuovo campanile entro ottobre dello stesso anno. Una delle clausole del contratto prevedeva che il Parroco provvedesse, a sue spese, anche al vitto e alloggio per il fonditore nonchè per i due aiutanti addetti alla fusione delle campane stesse; mentre all'Olita venivano promesse, per la sola manodopera, 180 ducati da elargirsi soltanto nel marzo del 1786. Non sappiamo se questa e le altre clausole del contratto siano state onorate, ma abbiamo motive di ritenere che non siano state affatto rispettate forse per la morte del fonditore o per altre cause, dato che delle campane dell'Olita non si ha alcuna traccia; nè si può pensare che queste abbiano potuto subire la sorte delle tre campane precedenti, giacchè non ci risulta alcun sovvertimento tellurico di sorta nel periodo che va dal 1784 al 1796 Infatti, l'attuale campana grande (''a campana a llongu") ci resulta essere state fusa nel 1798 e dedicate alla Regina del SS. Rosario unitamente al Protettore S. Teodoro (non siamo riusciti a trovare il nome del fonditore); mentre, la campana media e la piccola sono state fuse net 1826 dal Messinese Nicola Godulli dietro commissione dell' allora parroco Rosario Anastasi.

Questa chiesa era dotata di un maestoso organo, costruito dal napoletano, Prof Antonio Picardi, che, prima, veniva suonato dal Rev. Cappellano Vincenzo Ungheri e, poi, dal proprio nipote omonimo,Vincenzo Ungheri, allievo del musicista napoletano, Prof Fonso. Il terremoto del 1908 danneggiò la chiesa e distrusse il maestoso organo che venne rimpiazzato con un altro, non meno imponente, costruito dalla Ditta Laudani-Iudice di Palerno. Organista ufficiale era lo stesso Ungheri e poi alla sua morte e fino agli anni '40, il proprio nipote, Remo Anastasi: In seguito e fino agli anni '70, veniva suonato dal bravo maestro Giulio Loiacono, dopo di chè, venne abbandonato e fatto scempio per merito di alcuni ladruncoli che lo deturparono completamente, asportando financo le melodiose canne di piombo o stagno per venderle alla fusione clandestina.

Fin dalla sua erezione, la forma canonica della chiesa del Patrono S. Teodoro dovette essere di tipo parrocchiale; e ciò sino al 1798, quando con bolla del Vescovo di Mileto, Mons. Enrico Capece Minutolo, venne eretta a Ricettizia dove, |inzialmente, officiavano n°8 Cappellani compreso il Parroco divenuto Rettore. Dal 1830, il numero dei Cappellani fu elevato a 10, compreso il Rettore e ciò fino al 1867 allorquando ritornò alla forma Parrocchiale.

I primi otto Cappellani furono:

  • 1)Rev. Natale Ravesi (prima Parroco e poi Rettore),
    2) '' Francesco Cordopatri,
    3) '' Michele pacilè,
    4) '' Domenico De Tomaso.
    5) '' Domenico Dominello,
    6) '' Francesco Pizzimenti.
    7) Rev. Ambrogio Buccafurni,
    8) '' Alfonso M. Dominello.
    Gli ultimi 10 Cappellani furono:
    1)Rev. DomenicoCangemi (Rettore e poi Parroco)
    2) '' Giuseppe Nicoletta
    3) '' Rocco De Luca,
    4) '' Vincenzo Lombardo,
    5) '' Bruno Anastasi,
    6) '' Antonino Arcuri,
    7) '' Vincenzo Ungaro,
    8) '' Antonino De Luca,
    9) '' Giuseppe Ciccone,
    10) '' Rosario Anastasi.
    mentre, i Parroci a nostra conoscenza sono:
    1 Rev. Presbiter Guillelmus nel 1324,
    2 Gian Francesco D'Amato nel 1498.
    3 Rev. Scipione D'Amato nel I547,
    4 Albano Inglese '' I553,
    5 Alfonso De Gaeta '' 1559,
    6 Matter Giunta '' 1561,
    7 Antonio Mangiforte '' 1586,
    8 Filippo Rocca '' 1643
    9 Nicola Piccioni '' 1644,
    10 Carlo Salustio '' 1645
    11 Benedetto Ciardullo dal 1975 al 31/09/2014...
    12 Don Nino Larocca .dal 31/09/2014...( vice parroco Don Emilio Sponton- Aiutato da Don Gesualdo Noto
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