RIZZICONI E DINTORNI. Reggio Calabria.
Storia, Cultura, Personaggi, Tradizioni.
A cura di Francesco Lopreste
loprestef@hotmail.com

LE MIE PAGINE:meridione e dintorni

LE MIE PAGINE

IL MIO AMICO ANTONIO, EMIGRATO A SESTO SAN GIOVANNI (MI).

MERIDIONE E DINTORNI.

IL FIDUCIARIO SCOLASTICO.

LA MAFIA, UN PRODOTTO CULTURALE.

IL GRANDE BAMBINO

GENEROSITA' RIZZICONESE.

IL POETA, NOBILE DECADUTO.

IL CETO SOCIALE

LE TRAVI A VISTA.

OGNI MALE NON VIENE PER NUOCERE.

ADULTI SI, MA SENZA MATURITA.

COME L'ARABA FENICE.

MERIDIONE E DINTORNI.

Da troppi anni ormai (è quasi l’arco di un’intera vita) non sento che parlare di Mezzogiorno e di questione meridionale. L'argomento ha riempito le pagine di molti giornali ed è stato al centro di molte trasmissioni televisive senza tuttavia cambiare di tono e senza dire, di volta in volta, nulla di veramente nuovo.
Un meridionale può chiedersi se questo non suoni offesa alla sua dignità, costatando che il problema è rimasto sempre lo stesso o si è addirittura aggravato.
Negli ultimi trent'anni, a causa del malgoverno, dei costi della politica, dei privilegi della cosiddetta "casta", degli sprechi a tutti i livelli e della corruzione, la situazione economico-sociale dell'Italia è andata sempre di più peggiorando e, invece che dare la colpa ai veri responsabili, si è cercato un capro espiatorio e quindi la colpa si è scaricata sul meridione e sui meridionali, definendoli fannulloni e parassiti, a danno del laborioso Nord.
Non voglio dire che in tutto questo non ci sia un briciolo di verità, ma se il gap tra nord e sud d'Italia si è notevolmente allargato, probabilmente le cose non stanno proprio così.
La cosa è stata molto amplificata perchè ha fatto comodo ad alcuni movimenti disgregatori e razzisti del nord italia, che hanno sfruttato l'argomento per raccogliere consensi elettorali al grido di "paroni in casa nostra", "Roma ladrona", "prima il Nord".
La disgregazione socio-economica è ancora in atto e sotto gli occhi di tutti e l’impatto con la nuova realtà è dannoso a tutto il Paese.
Ora è necessaria non tanto la rassegnazione quanto l’esatta valutazione del fallimento, ammettendo che la causa di esso consiste in una precedente serie di errori di valutazione.
Negli anni ’50, quella società prevalentemente contadina, fece uno sforzo immane per sollevare e migliorare la condizione dei figli liberandoli da quello stato di sottomissione e di lavoro sempre al limite della sopravvivenza.
L’avvio allo studio, il conseguimento di un titolo di cultura superiore, è stato il fiore all’occhiello di una classe contadina severa e statica, ma lungimirante nello stesso tempo.
Ma non è bastato. Non c’è stato un modello di sviluppo produttivo che si adattasse al comportamento dei meridionali.
Molti intellettuali meridionali si debbono chiedere se sono stati l’elemento innovatore della società e della cultura della loro regione.
Io dico che essi non hanno saputo produrre modelli di sviluppo e di convivenza sociale che, adattandosi al proprio ambiente, abbiano avuto la forza di migliorarlo.
Tra l'altro, per l'affermarsi di fenomeni malavitosi, il meridione si è trovato sotto l'azione negativa di due soggetti che lo hanno dissanguato. Lo stato, in primis, con l'imposizione di una tassazione sempre più insostenibile e l'azione delinquenziale poi, che ha ostacolato ogni minima iniziativa imprenditoriale e che ha impedito un concorso organizzato di tutte le parti sociali per una strategia globale di tutto il sistema.

Scritto a quattro mani da Salvatore Furnari e Francesco Lopreste.

 

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