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    LE CHIESE (PASSATE E PRESENTI)  

Pare che oltre alla chiesa Parrochiale ed alla filiale del SS. Rosario, siano esistite a Rizziconi, prima del terremoto del 1783, altre cinque chiese; troppe se non altro per la constatazione che verso la fine del 1700 Rizziconi potè raggiungere una popolazione di non più di700 abitanti. Le 7 chiese che si sono succedute nel tempo, molto probabilmente trattasi di cappelle gentilizie allocate nella Parrochiale. Comunque li elenchiamo qui di seguito, come ci sono state tramandate:

1) La chiesa di S. Sebastiano Sorgeva alla fine Nord di Via Ricasoli, nella zona chiamata “ L'orto del Signore '' dove esisteva un convento di Padri Dominicani, il cui Priore, Rev. Vincenzo Piazza, perì sotto le macerie del convento stesso nel terremoto del 1783.

" Nella chiesa di San Sebastiano di Rizziconi era eretta una "confratrìa" aggregata all'arciconfraternita romana dell'Immacolata Concezione il 30 luglio 1586. L'altare maggiore era ornato da un quadro in tela con l'Imagine della Madonna Santissi della Conceptione Santo Sebastiano et Santo Domenico".

(p.375 Calabria Cristiana di Sandro Leanza, Rubbettino editore 1999).

 

2) La chiesa dell'Immacolata Concezione.
Di questa chiesa non ci è stata tramandata la zona della sua erezione, ma noi pensiamo sorgesse all'inizio di Via Carignano e di Via Rattazzi, forse distrutta da altro evento tellurico molto prima del 1783. In tale chiesa officiava una confraternita di laici dalla quale, pensiamo, sia derivata l'odierna arciconfraternita del SS. Rosario;

 

3) - La chiesa di S. Nicola che, dicesi, edificata alla fine di Via S.Nicola con I'inizio di Contrada "Riganati", là dove ora sorgono le due palazzine dell'Ente Case Popolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4)-La chiesa della Madonna delle Grazie che sorgeva nel ''Largo Cruci"cosi chiamato perchè, dopo la scomparsa della chiesa (eretta nel 1539 e di jus patronato del Comune), era stato eretto il vecchio Calvario.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

5)-La chiesa del Crocefisso, ubicata nella località di tal nome e, oggi, di proprietà dell'ins. Forestieri Mariella Infantino.

 

6) - Adesso parleremo, per sommi capi delle tre chiese tutt'ora esistenti:

Chiesa Matrice

  La chiesa Parrocchiale, dedicata al Patrono S. Teodoro Martire, è la più antica.
Noi opiniamo che essa sia stata edificata, su terreno concesso dai feudatari del tempo, nella stessa epoca della fondazione di Rizziconi, cioè dopo l’anno 951, ad opera dei monaci Basiliani scampati alla distruzione dell'antica Tauriana.
Sicuramente, la chiesa fu riedificata svariate volte, pensiamo sempre nello stesso luogo e, forse, sulle stesse fondamenta, a cause dei ripetuti terremoti che interessarono la Piana di Gioia Tauro, nei secoli successive (vedi pagina terremoti), fino alla sua distruzione completa causata dal sisma del 1783.

La notizia più antica sulla parrocchia di S. Teodoro ce la fornisce Domenico Vendola("Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV", Volume "Calabria", 1939, Città del Vaticano, ndr). e riguarda la decima di Tari 1 e grana 15 che nel 1324 il ''presbiter Andreas Cappellanus ecclesie S. Theodori'' pagava alla Curia.
Altre notizie antiche sulla Parrocchla di S. Teodoro ce le fornisce Padre Russo:
La prima è del 6. 10. 1498 e riguarda un ordine al vescovo di Tropea affinchè nominasse Giovanni Francisco de Amato per provvedere '' de canonicato et prebende parochiali ecclesia S. Theodori de Casali Risicutis'' (Rizziconi);


La seconda è del 3.11.1547 e riguarda la nomina di Scipione D'Amato di Amantea ''providetur de parochialis ecclesia S.Isidori,Casalis Rizzigoni'' vacante per le dimissioni di Francesco D'Amato;
La terza è del 28.6.1559 e riguarda la nomina di Alfonso di Gaeta ''de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Risigono'' che succede ad Albensius lnglesius;
La quarta è del 12.2.1561 e riguarda l'attribuzione di una pensione di 30 ducati d'oro annui : "super fructibus parochiali ecclesie S.Theodori,Casalis Ricinoni"al chierico Fiorentino Matheus Iuntius;
La quinta è del 31.10.1654 : riguarda la nomina di ''Iacobo Romano provideteur de parochiali ecclesia S. Theodore, loci Rizziconi" vacante per la morte di Filippo Rocca.
La chiesa Matrice, fino al 1850, era ad una sola navata a forma di croce Latina, ma il numero degli altari era uguale a quello di adesso. In seguito vennero costruite le due piccole navate laterali ad opera della Ditta Toscano da Radicena (odierna Taurianova), ma rimasero rustiche fino al 1859 perchè subito presentarono delle crepe ed infiltrazioni di pioggia da renderle inagibili.
Per la qualcosa e dietro suggerimento di esperti architetti, si provvide ad un progetto per i lavori di risanamento e rifinitura; progetto appaltato e portato a compimento dalla Ditta Francesco Santoro da Palmi, così come appare adesso (sono visibilissime le sbarre di ferro all'interno delle navate nonchè i grossl bulloni dei muri esterni che legano questi ai muri portanti della navata centrale).
Quindi, i quattro altari della navata centrale, cioè, quello delta B.V. del SS Rosario, quello della Madonna Addolorata (a sinistra di chi entra in chiesa), quello della Madonna del Carmine e quello di S. Giuseppe (a destra di chi entra in chiesa), con i rispettivi quadri (eccetto per il quadro di S. Giuseppe, che venne appeso alla parete destra dell'altare maggiore e sostituito con la statua del Santo, opera lignea del bravo scultore da Serra S. Bruno, Sig.Vincenzo Scrivo), vennero sistemate nelle navate laterali. Gli affreschi, che adornano i muri laterali della navata centrale, sia con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che con figure di Santi .

(Morte di S. Francesco d'Assisi ; S. Agata; Martirio di S. Alessandro sono opera del pittore Vallone, di Vibo Valentia.
Le pitture della cupola centrale (Dottori della Chiesa) nonchè gli affreschi delle volte dell'altare maggior (Gesù che edifica la Chiesa in Pietro), dell'altare del Crocefisso (La morte di Abele) e dell'altare della Madonna delle Grazie (Annunciazione a s. Elisabetta), sono più antiche, commissionate queste dal Sig. Zumpano, sono opera del pittore Nicola Valentino (vedi pagina personaggi ), rizziconese per adozione, giacchè trasferitosi e sposatosi a R|zziconi nel 1887.
Dello stesso Valentino sono anche le due statue in gesso dei Santi Pietro e Paolo, poste sul cornicione della navata centrale, a destra e a sinistra dell'arcata della stessa.

Mentre, la statua in gesso della Madonna Immacolata, posta sulla facciata principale delta chiesa stessa, è opera dello scultore rizziconese, Prof. Nandino Iacopino, che la compose verso il 1945; come pure la statua del Sacro Cuore di Gesù posta sulla facciata laterale prospiciente la Piazzetta Vittorio Emanuele II, cosi come adesso (eccetto per l'intonaco ed il tetto rifatti negli anni '90 del secolo scorso e per l'orologio che venne spostato dal frontespizio del campanile a quello della chiesa annessa ), venne riedificato di sana pianta negli anni 1838 e seguenti, giusto quanta afferma il Parroco Cangemi nel suo manoscritto più volte citato.
Lo stesso Parroco ci informa che la parte superiore del campanile (la cupola) rimase incompiuta fino ai suoi tempi (1859-1908), mentre si preferì coprirla con trave di legno e tegole d'argilla; ma, anche oggi il campanile, privo della cupola allora progettata resulta opera incompiuta.
Ovviamente, anche in precedenza la chiesa era dotata di un campanile, ma, naturalmente, esse seguì le sorti della chiesa nelle varie catastrofi telluriche.
Nel 1700, per esempio (degli anni precedenti non possiamo trattare per mancanza di notizie), esisteva già un campanile, dato che, il 6.10.1770, l'allora parroco Giuseppe Cordiano stipulava un contratto notarile, presso il notaio Damiano Affilastro di Rizziconi, col fonditore di campane, Geronimo Olita da Vignola (oggi Pignola in provincia di Potenza) per commissionare tre campane (1a grande di 6 ''Cantaja'', la ''mezzana" di 3 e la piccola di 1,5) che il fonditore doveva consegnare entro novembre dello stesso anno. Certamente, il ''Flagello'' del 1783 come non risparmiò la chiesa (anche il parroco Cordiano perì sotto le macerie) così non risparmiò il campanile annesso e le relative campane che, fuse appena 13 anni prima andarono in pezzi; tanto è vero che il 21. 3. 1784, con i resti delle tre campane e con altro metallo fornito dal nuovo parroco Ambrogio Buccafurni si provvide a fondere altre tre campane: commissionare al fonditore Paolo Olita (forse figlio del precedence Geronimo), con atto stilato dallo stesso Notaio.
Le tre campane (1a grande di 7 ''cantaja"circa, la media di 3,5 circa e la piccolo di 2 circa) da sistemare sul nuovo campanile entro ottobre dello stesso anno. Una delle clausole del contratto prevedeva che il Parroco provvedesse, a sue spese, anche al vitto e alloggio per il fonditore nonchè per i due aiutanti addetti alla fusione delle campane stesse; mentre all'Olita venivano promesse, per la sola manodopera, 180 ducati da elargirsi soltanto nel marzo del 1786. Non sappiamo se questa e le altre clausole del contratto siano state onorate, ma abbiamo motive di ritenere che non siano state affatto rispettate forse per la morte del fonditore o per altre cause, dato che delle campane dell'Olita non si ha alcuna traccia; nè si può pensare che queste abbiano potuto subire la sorte delle tre campane precedenti, giacchè non ci risulta alcun sovvertimento tellurico di sorta nel periodo che va dal 1784 al 1796 Infatti, l'attuale campana grande (''a campana a llongu") ci resulta essere state fusa nel 1798 e dedicate alla Regina del SS. Rosario unitamente al Protettore S. Teodoro (non siamo riusciti a trovare il nome del fonditore); mentre, la campana media e la piccola sono state fuse net 1826 dal Messinese Nicola Godulli dietro commissione dell' allora parroco Rosario Anastasi.

Questa chiesa era dotata di un maestoso organo, costruito dal napoletano, Prof Antonio Picardi, che, prima, veniva suonato dal Rev. Cappellano Vincenzo Ungheri e, poi, dal proprio nipote omonimo,Vincenzo Ungheri, allievo del musicista napoletano, Prof Fonso. Il terremoto del 1908 danneggiò la chiesa e distrusse il maestoso organo che venne rimpiazzato con un altro, non meno imponente, costruito dalla Ditta Laudani-Iudice di Palerno. Organista ufficiale era lo stesso Ungheri e poi alla sua morte e fino agli anni '40, il proprio nipote, Remo Anastasi: In seguito e fino agli anni '70, veniva suonato dal bravo maestro Giulio Loiacono, dopo di chè, venne abbandonato e fatto scempio per merito di alcuni ladruncoli che lo deturparono completamente, asportando financo le melodiose canne di piombo o stagno per venderle alla fusione clandestina.

Fin dalla sua erezione, la forma canonica della chiesa del Patrono S. Teodoro dovette essere di tipo parrocchiale; e ciò sino al 1798, quando con bolla del Vescovo di Mileto, Mons. Enrico Capece Minutolo (18 giugno 1792 - 6 maggio 1824 deceduto) , venne eretta a Ricettizia dove, inzialmente, officiavano n°8 Cappellani compreso il Parroco divenuto Rettore. Dal 1830, il numero dei Cappellani fu elevato a 10, compreso il Rettore e ciò fino al 1867 allorquando ritornò alla forma Parrocchiale.

L'elenco dei sacerdoti è riportato nell'apposita pagina.

CHIESA DEL SS. ROSARIO

La chiesa filiale del SS.Rosario, anch'essa sotto il patrocinio della SS.Annunziata, venne edificata nel 1780/81 su un suolo donato dalla famiglia Cordopatri, come resulta dall'istanza dei confratelli, che costituivano la laicale Confraternita del SS. Rosario, stilata dal Notaio Calfapietra in Rizziconi 1'11.3.1781 e indirizzata al Re delle Due Sicilie, Ferdinando IV per avere l'assenzo reale per poter espletare le funzioni religiose nella nuova chiesa: dato che, fino ad allora, le stesse venivano espletate in chiesa Parrocchiale. nella cappella del SS. Rosario di ius patronato della Confraternita stessa, (tutt'ora, vi è l'altare in argomento, il secondo della navata di sinistra di chi entra nella chiesa parrocchiale). L'autorizzazione Reale giunse il 4 Aprile 1781; e dall'ora in poi l'attività religiosa della Congrega (divenuta in seguito Arciconfratemita) si svolge nell'attuale chiesa.
In origine, la pianta della chiesa era, come adesso, ad una sola navata, ma in altezza arrivava fino all'attuale cornicione, mentre la profondità si estendeva fino all'arcata che delimita lo spazio dell'altare maggiore dal resto della navata.
Nel 1930, venne ampliata così comè adesso, sempre su suolo concesso dalla famiglia Cordopatri, dalla Ditta Bruno Militano e flgli, Domenico e Ferdinando, di Rizziconi.
Sul lato destro della chiesa, si trova il campanile che, fin dall'erezione, aveva in muratura soltanto il piano terra (dentro il quale veniva parcheggiato il ''carru trumpali" adibito per le pompe funebri), mentre i piani superiori, fino al luogo delle campane e della cupola, erano costruiti in legno e foderate con lamiera zincata. Negli anni '50, venne ristrutturato, sostituendo i piani superiori in legno col cemento armato, dalla Ditta Egidio Vitale di Rizziconi.

Nella chiesa oltre all'altare centrale (ricostruito negli anni '40 del secolo scorso a spese del benemerito Comm. Domenico De Luca) con l'artistica statua della Madonna del Rosario che, come già detto, è opera di Vincenzo Morano da Polistena vi sono gli altari seguenti:

 

ulla destra vi è l'altare di S. Anna(costruito dal maestro Nandino Militano a spese delta famiglia Arcuri Ninotto) con relativa statua donata dalla stessa Famiglia;
sulla sinistra (appena si entra in chiesa) vi è l'altare con le statue della Madonna Addolorata e del Cristo Morto con le quali si fà la processione sera del Venerdì Santo; subito dopo, vi è l'altare (opera del maestro Stefano Maiante, milanese trapiantato a Rizziconi) con le tre statue della Madonna, del Cristo Risorto e di S. Giovanni Evangelista con le quali si effettua la famosa '' 'A 'Ffruntata" nel giorno di Pasqua.

Infine, vi è l'altare di S. Espedito (costruito dal già menzionato Nandino Militano a spese della famiglia del Medico Condotto Gioffrè Vincenzo Espedito) con relativa statua donata dalla stessa Famiglia.

 

 

 

 

- il quadro della "Madonna di Pompei”, datato 1858, esposto nella Chiesa del S.S. Rosario, che è opera del Palmese Nicola Sandulli.

LA CHIESETTA DI SANT ANTONIO DA PADOVA.

c)-La chiesetta di S. Antonio di Padova detta '' 'A jhèsia Barracca", in origine era costruita interamente in legno. Venne edificata subito dopo il Terremoto del dicembre 1908, su terreno concesso dal Comune e per opera del Genio Militare che nel frangente era stato inviato nel nostro parse per puntellare le case lesionate e costruire 30 baracche ,tra Rizziconi e Drosi, da destinate alle famiglie terremotate.
In seguito, verso la fine degli anni '20, venne riedificata in muratura con il soffitto ornato di buone riproduzioni fotografiche di Santi.
Nel dopoguerra, fu restaurata e decorata dal maestro Montagnesi di Laureana di Bortrello.
Ultimamente ristrutturata dalla Ditta Antonino Micali, nel 2009 venne riaperta al culto.
In essa vi è la statua di S Antonio di Padova cui è dedicata la chiesetta, la statue di S. Lucia e quella di S. Luigi Conzaga; ma di tutte e tre le statue non conosciamo gli autori. In cima al prospetto esterno della chiesetta sono sistemate due campane di modestissime dimensioni: la più grande venne fusa net 1911 dalla ditta Borgia di Melicuccà mentre la piccola venne fusa nel 1930 dai fratelli Santoro di Gallico, commssionate entrambi dall'Arciprete Catananti, pagate dallo stesso parroco col contributo della sorella Maria e dal devoto popolo di Rizziconi.

 

LA CHIESETTA DI CANNAVA'

borgo feudale di cannavà, nel comune di Rizziconi.


Il paese è stato realizzato secondo l'architettura dell'era feudale: la piazzetta con due palazzi signorili e intorno le piccole case, ormai vuote ma rimaste intatte, la chiesa costruita nel '700 da artigiani napoletani, una bellissima fontana di pietra ad anfiteatro (distrutta poi da uno dei principi che vi risiedevano, per "abbellire", si fa per dire, o meglio deturpare il loro palazzo.
Nella chiesetta di Santa Teresa d'Avila è custodito un dipinto del De Matteis rappresentante appunto Santa Teresa.
Eleonora Valerioti, come riportato nel sito di Domenico Caruso : www.brutium.info, dice:
Villaggio edificato nel '700 dai nobili del tempo (I duchi di Cardinale - origine borbonica) allo scopo di coltivare la canapa da cui la
derivazione del nome Cannavà.




Paolo De Matteis (Piano Vetrale, 9 febbraio 1662– Napoli, 26 luglio 1728) è stato un pittore italiano, attivo in particolare nel Regno di Napoli tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento.

Trasferitosi a Napoli sin da giovane, si dedicò alla pittura avendo per maestro dapprima Francesco Di Maria e quindi del già celebre Luca Giordano, da cui fu fortemente influenzato. Nel 1682 fu a Roma con Giovanni Maria Morandi, dal quale fu introdotto agli ambienti dell'Accademia di San Luca[1]. A Roma conobbe il marchese di El Carpio, Gaspar Méndez de Haro y Guzmán, al seguito del quale tornò a Napoli dal 1983, quando il marchese fu nominato Viceré spagnolo di Napoli.

Fu un pittore girovago: dal 1703 al 1705, De Matteis lavorò a Parigi sotto la protezione di Luigi XIV, quindi in Calabria e a Genova. Nella città ligure realizzò una Immacolata Concezione con l'apparizione di san Girolamo.

Ritornato a Napoli, dipinse schemi decorativi per chiese napoletane, tra cui le decorazioni della volta della Cappella di Sant'Ignazio, nella Chiesa del Gesù Nuovo nell'omonima piazza di Napoli. Tra il 1723 e il 1725, De Matteis visse a Roma, dove ricevette una commissione da Papa Innocenzo XIII.

Operò anche in Austria, Spagna, Inghilterra, e Francia.

LE CHIESE DI DROSI E DEI CAVALIERI DI MALTA

I monaci di S. Basilio il Grande, ebbero gran parte nell' evoluzione geografica, religiosa, storica, sociale ed economica di Drosi.
Già nel Sec. XIII° esistevano ben 6 chiese:

La chiesa di S. Nicola con annesso un Cenobio (in seguito divenuta parrocchiale e dedicata al Protettore S. Martino);

La chiesa di S. Stefano e quella di S. Giovanni Battista (quest'ultima eretta dai Cavalieri di Malta con annesso un grande ospedale) ubicate nella località "Ddu' Chjèsiji";

La chiesa dell'Immacolata Concezione o SS. Annunziata che si trovava nel Largo Immacolata (C'è chi propende per due chiese distinte), noi sappiamo che verso la fine del 1600, in essa venne edificata la Cappella di S. Carlo dotata del beneficio di Fondo Cisterna istituito dal Commendatore dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, Don Carlo Carafa nel 1702;

La chiesa di S. Maria degli Angeli con annesso un Eremo, che era edificata in Contrada Angelella, quasi di rimpetto all'odierna chiesa dell'Immacolata. Alcuni degli eremiti furono (già ricordati da R. Liberti nel suo lavoro già citato): Zagari Vito morto nel 1742; Caparra Giuseppe morto nel 1749; Juvara Francesco morto nel 1756; Impiombato Domenico morto nel 1768; un certo Diego da Sinopoli morto nel 1779; un certo Michele da S. Roberto morto nel 1781 e un certo Demetrio da S. Eufemia morto nel 1782;

Ed infine la chiesa di S. Maria delle Grazie, con annesso un monastero 248, che sorgeva in Contrada S. Maria nei pressi dell' odierno Cimitero Comunale.(Pare che facessero parte di tale monastero le Suore Francescane: Maria Teresa Napoli morta nel 1743 ed Elisabetta Scriva morta nel 1755.
Anticamente veniva appellata "S. Maria de Drosini" come giusto il Vendola (Op. cit), trattando della Decima alla Curia nel 1310, dice: "Theodorus Cappellanus ecclesie S. Maria de' Drosini solvit Tarì 1 ".
Il tristemente famoso terremoto del 1783, detto "Il Flagello", distrusse quasi completamente l'agglomerato urbano di Drosi, devastando anche il territorio circostante, nonché atterrando le 6 chiese e conventi che non risorsero più (fatta eccezione per la chiesa parrocchiale che venne ricostruita subito sulle stesse fondamenta) ma rimasero in un primo momento come semplici sepolcri per i caduti del sisma e poi come ricordo nei toponimi delle contrade su cui sorgevano.
Ed ecco come venne annotato il luttuoso evento dal Parroco del tempo, Domenico Caparrotta, nell' elencare i caduti del sisma nel registro dei morti:
"Addì 5 febbraio all'ore 19 e mezza circa, Deus rexperit hanc Terram et flagellavit cum Flagello terremotus, Subertens etiam omnes Ecclesias ad terram, et mortui sunt sub parietibus seguentes subscripti":
1-Carmelo Caparrotta (che era infermo) vedovo,
2-Magnifica Domina Maria Antonia Gagliardi moglie di D.Giuseppe Cordiano di anni 33
3-Domenico Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di anni..........................05
4- Michele Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di anni............................04
5-Salvatore Cordiano di Giuseppe e di M. Antonia Gagliardi di.. mesi........................06
,6-Maria Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni ....................................34
7-Suor M.Teresa Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni....................... 35
8-Agata Cordiano di Michele e di Castelli Francesca di anni..................................... 30
9-Giuseppe Carnevale (fabbro) marito di Eustachia Parrotta di anni ..........................40
l 0- Teresa da Reggio famula di D. Giuseppe Cordiano di anni...................................12
11-Maddalena della città di Palmi famula di D. Maria Cordiano di anni ......................48
12-Isabella Giannotta moglie di Antonio Fracapani di anni .........................................25
13-Anna De Marzo moglie di Simone Quartuccio di anni............................................60
14-Teodora Pappatico vedova di anni .......................................................................66
15-Antonino Amplovero vedovo di anni ....................................................................67
16-Teresa Amplovero di Antonino e Serafina Parrotta di anni ....................................09
17-Anna Ghalastro moglie di Giovan Battista Massara di anni ....................................30
18-Caterina Martello vedova, di anni .........................................................................44
19-Domenico Rao di Francesco di anni......................................................................15
20-Francesca Gullì moglie di Bruno Russo di anni ..................................................... 30
21-Isabella Rijtano di Antonino e di Serafma Mandali di anni .....................................13
22-Fedele Michelizzi marito di Concetta Crucittidi anni ............................................. 44
23- Vincenza di Franco vedova di anni ..................................................................... 36
24-Deodata figlia di Vincenza Francodi anni ............................................................. 16
25-Paolo Argirò di Antonino e di Caterina Romeo (gemello) di anni ..........................
26 Vincenzo Argirò di Antonio e di Caterina Romeo (gemello) di anni .......................
27-Michele Pappalo di Rosario e di Grazia Tomesi di anni .........................................02
28-Rosaria Tomasello di Antonino e di Caterina Scriva di anni ...................................04
29-Rocco Candidoni di Antonio Francesca Arcàdi anni ............................................ 06
30-Gregorio Zanghì di Pasquale e di Francesca Tripodi di anni ...................................10
31-Giuseppe Antonio Baldaro marito di Anna Ferrandino di anni ............................... 63
33-Rosa Scriva moglie di Domenico Malachia di anni ................................................ 44
34-Rosa Massara (Parvula) di GiovanBattista e di Anna Ghalastro di anni ...................
35- Pasquale De Leonardis (pavulus) di Antonino e di Teresa Buccafurni di anni ..........
36-Giuseppa Tedesco (parvula di Antonino e di Grazia Condolucidi anni .....................
37- Advena della terra di Anoia di anni .......................................................................15
38- Vincenzo di Mamma (advena) hic nomen dixit habere. di anni..................................

La Reale Accademia di Napoli (Op. cit.) nel 1784 ci dice:"Drosi, piccolo paesetto, cadde ancor esso miseramente; lo sconcerto più grave osservasi però nel suo territorio, e con ispezialità lungo quel terreno, per ove vassi a Seminara".
All' Accademia fa eco Giovanni Vivenzio (Op. cit) nel 1788 dicendo di Drosi: "Questo picciolo paese Commenda della Religione Gerosolimitana soffrì la totale distruzione delle case. In molte contrade del medesimo avvennero dilamazioni e sbasamenti con danno di molte possessioni. Nel fondo appartenente alla Cappella del Crocefisso, quantunque in luogo piano, la terra si abbassò circa sei palmi".

I Cavalieri di Malta non furono da meno dei Basiliani nel concorrere all'evoluzione civica, religiosa, storica, culturale ed economica di Drosi. Infatti, già nel Sec. XII° avevano fondato l'Ospedale di S. Giovanni e (come abbiamo detto più sopra) nel 1272 il Priore di tale ospedale, Giacomo De Taxi, venne nominato, dal Re Carlo D'Angiò, signore del casale di Drosi. Ma l'evoluzione massima, Drosi la raggiunse nel Sec. XVI, allorquando, dopo lo smembramento del Baliaggio di S. Eufemia nel 1555, divenne Commenda degli stessi Ospedalieri Gerosolimitani, intitolata a S. Martino; e specialmente quando la Commenda passò ai Carafa e ai Pignatelli. Fra l'altro, fu uno dei Carafa, don Federico, ad istituire il beneficio "S. Carlo Borromeo" a pro dei poveri di Drosi.
(Tale beneficio veniva gestito, secondo la volontà del fondatore, da un Cappellano, cittadino di Drosi, nominato dai discendenti dei Carafa e approvato dal Sindaco e dal Parroco; ma dopo l'unita d'Italia, per la cattiva gestione: non venivano versate le tasse al Fisco, nel 1894 il Ricevitore di Polistena si imposessò di una parte del fondo Cisterna e la vendette all'asta, cosicché il fondo si ridusse da Ha: 11.29.00 ad Ha. 7.50.20. Comunque, per saperne di più, invitiamo il lettore a consultare il prezioso libretto "Per una storia della pubblica beneficenza a Rizziconi: Il beneficio di S. Carlo Borromeo di Drosi", Ed. Città del Sole, 2005, del Dott. Domenico Coppola, ex Direttore dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria.

Iinserito nella cappella dedicata allo stesso Santo e dotandolo di un cespite, il fondo ulivetato "Cisterna" di Ha. 11.29.00 che il Carafa aveva acquistato appositamente. Mentre abbiamo motivi di credere che la famosa statua del S. Giovanni Battista (della quale abbiamo parlato nel capitolo delle opere d'arte in Rizziconi), che alcuni (il notaio Verrini da Polistena) opinano sia opera di Pietro Bernini ed altri (il preside Basile di Palmi) l'attribuiscono al messinese Domenico Bottone, sia stata donata ai Cavalieri di Malta dai Principi Pignatelli, signori di Monteleone (odierna Vibo V.) nel tempo in cui la Commenda di S. Martino (Drosi) era retta dal loro congiunto, Innocenzo Pignatelli (1730/50 circa).
La Commenda di S. Martino durò 208 anni e, precisamente, dal 1555 al 1763; e a noi piace riportare, qui di seguito, l'elenco dei Commendatori che si alternarono alla gestione della Commenda:
1-Fra' Mandosio 1555-1585 (primo commendatore);
2-Francesco Morteti 1601-1604;
3-Giacomo Manhes 1613;
4-Giovan Girolamo Carafa 1614;
5-Giacomo Marchesi 1616-1623;
6-Carlo Carafa 1663-1665;
7-Ettore Marullo 1696-1699;
8-Ottavio Spinola 1700-1701;
9-Federico Carafa 1702-1704;
10-G. Battista Porcinari 1717;
11-Andrea Minutoli 1719;
12-Domenico Alimena 1730;
13-Innocenzo Pignatelli 1744;
14-Giovanni Sarriano 1759- l 763 (ultimo commendatore).
Fonti:
-D. Cangemi "Manoscritto su Rizziconi e dai registri Parrocchiali di nascita, morte e matrimoni;
-Bernardo Collufio, dall'opera inedita “Dell’origini di Rizziconi e…. altro”.
L'ultimo elenco l'abbiamo ricavato dal lavoro di Gustavo Valente (op. cit.) e da noi integrato a seguito di personali ricerche. Ovviamente, l'elenco non è completo (esistono dei vuoti) e le date indicano soltanto gli anni della presenza certa del commendatore.

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