RIZZICONI E DINTORNI. Reggio Calabria.

Storia, Cultura, Personaggi, Tradizioni.
A cura di Francesco Lopreste
loprestef@hotmail.com

Adulti si, ma senza maturità.

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ADULTI SI, MA SENZA MATURITA.

COME L'ARABA FENICE.

ADULTI SI, MA SENZA MATURITA

Mi racconta il mio amico: quando nel libro di Bruce. H. Lipton leggo che il risultato finale della vita di un uomo, che in natura si trova in cima o in prossimità della scala evolutiva e al vertice della catena alimentare, sarà quello di essere mangiato dai batteri, organismi che si trovano alla base della scala, mi trovo alquanto sconvolto e disorientato. Mi domando che senso abbia concludere l’esistenza in un modo che io considero molto stupido.
Mi ribello a tutto questo e non accetto di venire sigillato in una bara e divorato da organismi che si trovano alla base della catena evolutiva e di quella alimentare.
Non voglio dire che non accetti la morte, anzi la considero una fase bella della vita; ma esiggo che il trapasso lo conduca io, a modo mio.
A tal proposito mi viene in mente l’Araba Fenice che sentendo sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato, costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma, si cospargeva di incensi e profumi e si lasciava incendiare dai raggi del sole fino a consumarsi dalle sue stesse fiamme.
Così sarà la mia fine: adagiato su una catasta di legna d'abete, darò fuoco alla stessa, con la sfera di cristallo che i miei antenati usavano per accendere il tabacco dentro la pipa. Mi lascerò consumare accompagnato da un gradevole profumo di abete, ed il vento, che fu durante la mia fanciullezza, mio compagno di gioco , mi solleverà sempre più in alto ed insieme faremo il lungo viaggio tra le stelle che mi condurrà al luogo da cui sono venuto. Durante il cammino incontrerò sicuramente la stella con la scritta “Turi Sardedda” che era il soprannome con cui i benpensanti del mio paese mi apostrofavano con un un certo senso di disprezzo. Quindi, giunto alla meta, ringraziò il vento, mio compagno di viaggio e mi metterò a costruire una capanna per la mia anima. Poi pianterò la vigna che di sicuro mi darà del buon vino che offrirò ai passanti che transiteranno quelle parti , che molto probabilmente saranno davvero pochi, visto che i molti staranno percorrendo vie prive di senso, ma piene di stupidità.
Francesco Lopreste (da un un pensiero del mio amico Salvatore Furnari).
ivano assegnati dei lavori da svolgere durante l’assenza dei grandi e ci raccomandavano di non toccare le armi che rimanevano in masseria, e che seppure in bella vista non venivano minimamente toccati da noi ragazzi. Però allora non capivo perché, nascondevano molto scrupolosamente i recipienti pieni di vino.
Poiché eravamo bambini, a quell'età il gioco ci coinvolgeva moltissimo e spesso non svolgevamo tutto o in parte il lavoro che ci era stato assegnato, ma per questa inadempienza venivamo quasi sempre perdonati.
Ma una volta, senza cercarlo intenzionalmente , scoprimmo il fiasco di terracotta pieno di vino e, sempre per gioco ci attaccavamo ad esso che presentava una bocca particolare munita di foro, detta “fungia”che emetteva rumori strani quando i grandi bevevano e facevano a gara per emettere il suono più apprezzato. Li avevamo visti più volte i grandi appoggiare le labbra sulla fungia del fiasco per bere il vino mentre producevano quei suono caratteristico che ai più anziani riusciva meglio.
Coinvolti in quel gioco, abbiamo bevuto il vino che subito ci ha dato alla testa.
Ormai presi dall’effetto dell’alcool, le promesse fatte ai grandi non furono più rispettate e il gioco ,che prima era sempre controllato, era diventato irresponsabile. Noi ragazzi non badavamo più ai danni che una nostra azione incontrollata poteva causare.
Fu così che il frumento seminato, già fornito di bellissime spighe in corso di maturazione, fu danneggiato dai nostri rotoloni che facevamo in mezzo ad esso, rompendo i culmi che sostenevano le spighe. Con la nostra azione irresponsabile abbiamo impedito la maturazione dei chicchi che erano il futuro della nostra alimentazione. Ma a dire il vero, non sono state le sberle che abbiamo preso dai grandi che ci hanno ferito maggiormente: per molto tempo sentivamo un peso sulla coscienza e sui nostri visi si poteva leggere il rimorso per il danno che avevamo cagionato.
Alla considerazione di quanto esposto, non so perché, mi sorge spontanea una domanda: possiamo asserire che le persone cosiddette intellettuali, persone che hanno acquisito un alto grado di istruzione, persone a capo di stati e di governi, siano veramente capaci di gestire con consapevolezza gli eventi e le circostanze politico-sociali che si presentano a livello locale e a livello globale?
Secondo me no.
Mi pare che questa gente si comporti come quei ragazzi che hanno scoperto casualmente il fiasco di vino, si sono ubriacati e hanno agito in modo irresponsabile senza pensare alle conseguenze negative che il loro comportamento avrebbe potuto causare. In particolare mi viene in mente la cosa terribile e nefasta che potrebbe capitare in un qualsiasi momento, in un mondo dotato di testate nucleari disseminate ovunque e forse di altri mezzi distruttivi, alla gente ancora sconosciuti, visto che le chiavi di comando sono già in possesso di questi adulti, che hanno forse una grande istruzione, ma sicuramente non una sufficiente maturità.

Furnari Salvatore
Francesco lopreste

 

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